Moro nei ricordi di Martinazzoli: «Serve la sua lezione, uomini prima che politi - Data: 23/09/2007
«Sono pochi gli uomini di cui si ricordano i discorsi», ha detto Pierluigi Castagnetti, vicepresidente della Camera. E Aldo Moro è tra questi.
Sono passati trent'anni da quel 22 settembre 1977, quando Moro, in Friuli per la prima Festa dell'Amicizia organizzata dalla Dc a Palmanova, tenne il suo famoso discorso all'auditorium dello Zanon. E questo anniversario, tanto più simbolico dato che oggi cadrebbe anche il suo 91esimo compleanno, è stato ricordato ieri in Sala Ajace a Udine, in un incontro voluto da Michelangelo Agrusti e dall'associazione "I Popolari", che ha riunito grossi nomi Dc, da Santuz a Turello, da Biasutti a Beorchia, da Strizzolo a Pertoldi. E sono arrivati anche Agnese Moro, la figlia, Pierluigi Castagnetti e Mino Martinazzoli , ultimo segretario democristiano. Hanno ricordato Moro come pensatore politico ancora attuale («Non tanto nelle risposte, quanto nelle domande» ha detto Martinazzoli ) e come uomo. «Erano gli anni dell'assedio alla Dc - ricorda la figlia - Mio padre la difese con il suo carisma perché era convinto che fosse per il bene del Paese. E nel '77 si compì la sua personale salita a Gerusalemme. Era consapevole del momento che stava vivendo: a Pasqua, quell'anno ci disse "Io mi devo comprare una tomba". Ma anche nel marasma credeva nella possibilità di costruire qualcosa di buono».
E Castagnetti continua: «Ci ha lasciato pensieri lunghi e valori trans temporali. Si assunse il compito di convincere i cattolici riluttanti all'apertura verso la sinistra. Chi crede di vivere in momenti difficili, si ricordi che ce ne sono stati altri, la differenza è che oggi non c'è una simile personalità». «Moro era l'uomo dei grandi varchi - commenta Martinazzoli - e a chi lo accusava di tradire la storia, diceva che quella storia non esisteva più».
Ma sul presente, l'ultimo segretario Dc è pessimista: «Andiamo verso un epilogo senza uscita, ora c'è solo disincanto. Infelice il Paese che ha bisogno dei comici. La prepotenza della politica maschera la sua impotenza e in questo tempo di crisi morale, più che politici, bisogna essere uomini». E ai Popolari dice: «Perché diventare complici di questa decadenza che non ha nulla a che vedere col nostro passato?». E il Pd? Per Gianfranco Moretton, che ha ricordato i suoi trascorsi di giovane moroteo, il partito democratico trova le radici proprio in quella strategia dell'attenzione che nel '76 portò la Dc ad aprire alla sinistra. Ma Martinazzoli non condivide: «Non voterò per il Pd perché non vedo la verità di questo processo: la politica non è spettacolo o rapidità, è durata».
Alessia Pilotto